lunedì 10 settembre 2012

Il Mistero di Jim Gray - Parte II



Erano le cinque del pomeriggio quando Monsignor Talesfores guidò la signora Black verso l'uscita riservata ai fedeli della cattedrale di Santa Maria dell'Assunzione.
La signora Black, sulla sessantina, smunta, capelli sempre arruffati e grandi occhi neri era una delle tante pecorelle che gravitavano intorno alla piccola comunità di credenti che animava  il sobborgo di Telegraph Hill.
<< Sento una gran pace dentro. Provo questa sensazione di purezza ad ogni incontro; tornerò a trovarla presto,  Padre >>, pronunciò la donna, chinando lievemente il capo.
<< La parola del Signore è sempre la risposta giusta >>, proferì il pastore.  Poi volse lo sguardo verso l’arcata superiore della chiesa e con un cenno dell'indice destro nella medesima direzione, continuò: << Come i nostri occhi sono attirati verso l'alto dalla bellezza delle minuzie della cupola, così i nostri cuori sono elevati verso Dio. Tuttavia, mirando più in basso, troveremo ancora delizia dalla suggestione della luce e dei suoi giochi e dalla cattura dei dettagli. Le finestre aperte sulla città, che come mantello ci avviluppa, ci rammentano il bisogno di lavorare per il regno di Dio sulla terra.  E’ questa la similitudine con le direzioni, tra loro perpendicolari,  della croce. >>
Le prese la mano destra. Era gelida, ma ferma. La strinse tra le sue e la congedò: << E' la benvenuta nella casa del Signore, torni quando desidera e si ricordi che soltanto il Sabato è dedicato alla Confessione pomeridiana; dalle 16.00 alle 17.00 >>
La campana della cattedrale rintoccò una prima volta. Da lì a poco sarebbe iniziata la funzione delle 17.30.
Jim viveva in un rustico in stile vittoriano con la facciata d'ingresso che dava su Telegraph Hill.
Le finestre erano bianche, intarsiate a scacchiera e lucide.  John Gandolfini, l’anziano ebanista che da tre generazioni possedeva la bottega de “L’ultimo ebanista” a nord di Pioneer Park, su Lombard Street, le aveva restaurate con SA1000 e gommalacca  proprio quella settimana.
Le persiane e l’uscio facevano pendant con la vegetazione circostante. All’udito il solo cinguettio dei pettirossi, che come i cugini londinesi, avevano imparato a dar sfoggio delle qualità canore per lo più in notturna.  E di tanto in tanto l’affanno di un cane che scodinzolante rincorre la palla o del suo padrone che,  sbraitante,  entrambi tallona...
Sul letto non sfatto, Jim giaceva disteso, come immerso in una guisa di dormiveglia gestita.  Rifletteva assorto.
Gli capitava di rado di rimanere solo in casa e men che meno nei week-end liberi dalle conferenze, organizzate ora qua, ora là, in giro per il mondo.
Lui e Donna condividevano tutto da ventitre anni. Entrambi erano già stati sposati. L’uno conobbe l’altra nel 1984 ed il loro incontro fu subito etichettato - “un colpo di fulmine”;  ripetettero entrambi negli anni a venire.
Jim rimase estasiato dalla nordica bellezza di lei, ammaliato dalla luminosità dei cerulei suoi occhi e disarmato da quel sorriso che non poteva che celare la leggiadria di un cuore che altro non attendeva, se non d’essere amato.
Sembravano fatti davvero l'una per l'altro, come se non avessero mai conosciuto l'amore prima di allora. Spartivano il desiderio, mai pago, per la conoscenza, l'amore per la montagna e le sue insidie, la passione per l'oceano ed il fascino per l'inesorabile natura di esso.
Al terzo incontro, Donna, accettò di sposarlo.
Per siffatti spiriti liberi, una casa, statica già dal nome, non poteva certo bastare. Occorreva un tetto che li seguisse, proteggesse e perché no, coccolasse.  Non tardi, arrivò il Tenacious.
Un nuovo rintocco della campana, riportò Jim alla realtà. Subito percepì una fioca brezza sul viso.
Fece per sbadigliare e allo stesso tempo, a memoria, allungò il braccio sinistro e afferrò la giacca a vento, l’unica di colore arancio, piegata su un bracciolo della  poltroncina ad un passo dalla finestra; di fianco al letto.
Già vestito balzò giù dal giaciglio, chiuse la finestra in mogano e all’istante le narici furono investite da una folata di gommalacca, intensa e tutto sommato gradevole.
<< Grande giove! dovevo portare la sedia della cucina da Gandolfini per rifare l’impiallacciatura... >>, borbottò tra sé e sé.  Lo farò Lunedì.   Pensò poi.
Come ogni anno, in Gennaio, Donna trascorreva qualche giorno di vacanza nel Wisconsin con gli amici di sempre. La giornata tipo prevedeva sci e slittino al mattino, shopping nel pomeriggio e momenti distesi e di convivio alla sera, scortati dal tepore del mai scialbo focolare.
Le telefonate con Jim rappresentavano il condimento più succulento, terapeutico e frequente delle rigide giornate di Donna. Lontana da Mr.Database - così lo chiamava  Donna di tanto in tanto - era difficile prendere sonno.
Se avesse in qualche modo potuto solo intuire che dall’indomani non l’avrebbe né più visto né sentito, avrebbe certamente maledetto quella valeriana che in quei giorni, ancor prima dell’abbraccio di morfeo, ingurgitò. Sarebbe rimasta con lui al telefono tutta la notte, tutte le notti.
Jim disinserì la spina del caribatterie dalla presa accanto alla porta, ripose lo smartphone ormai carico nel marsupio e acciuffò dall’attaccapanni in radica il devoto copricapo invernale. Non sarebbe andato da nessuna parte senza il suo berretto blu. Dopo tutto, era un lupo di mare!
Diede due mandate alla serratura e in cinque minuti, era già in strada;  a due passi da Kearny Street. Era alto e in forma, Jim. Gli piaceva camminare. Falcata dopo falcata,  in una manciata di minuti, avrebbe raggiunto l’incrocio con Bay Street e preso la navetta che l’avrebbe lasciato, dopo aver costeggiato Russian Hill Park prima e il Galileo Academy Field poi, a 500 metri dalla baia di Gashouse, porto d’attracco del Tenacious.
Presto l’avrebbe raggiunto per l’ultimo viaggio...





...to be continued  

M.
(L'uomo dei difetti...)

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